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Storia

Piancastagniao

La zona di Piancastagnaio faceva parte dei terreni di cui era dotata, sin dall’ottavo secolo, l’Abbazia del Santo Salvatore, da cui ha preso nome il vicino paese.

Alla fine del 12° secolo a Piancastagnaio esisteva già una piccola cinta fortificata che racchiudeva la parte più alta dell’attuale paese vecchio. Nel secolo seguente, con lo sviluppo economico e la nascita del Comune, l’abitato si estese molto oltre queste mura.

Piancastagnaio, come altre zone appartenenti all’Abbazia, fu ottenuto in feudo dai conti Aldobrandeschi di Sovana che, subito minacciati da Siena e da Orvieto, finirono col diventare feudatari di Siena (seconda metà del Duecento). Estintisi gli Aldobrandeschi nel 1284, di nuovo Siena e Orvieto si contesero la zona. Orvieto prevalse nella prima metà del Trecento, poi Siena, minacciata però dagli Orsini di Pitigliano. Non senza diffidenze e ostilità, il Comune di Piancastagnaio fini, nella prima metà del Quattrocento, con l’affidarsi alla Repubblica di Siena (1440), che inviava un podestà, previo gradimento del Comune.

Il Comune si era formato nel corso del Duecento, come espressione della comunità di interessi tra artigiani, allevatori e coltivatori (grande valore avevano i boschi di abeti di alto fusto, richiesti per gli alberi delle navi e per l’edilizia). Troppo debole per mirare ad una vera indipendenza politica, il Comune si preoccupò costantemente di avere una protezione che, in cambio di un tributo e dell’uso della rocca, lo difendesse militarmente, ma rispettasse l’autonomia amministrativa ed economica.

Piancastagnaio rimase fedele a Siena, finché questa fu sopraffatta da Firenze (resa di Montalcino, 1559). Nel 1601 il granducato di Toscana vendette Piancastagnaio in feudo al marchese Giovanni Battista Bourbon del Monte, già militare della repubblica veneta. Con lui ed i suoi successori scomparve ogni residuo degli antichi ordinamenti; il marchese confiscò tutte le proprietà terriere comunali ed impose balzelli e gravami su molte attività. Iniziò allora un periodo di decadenza civile ed urbanistica (il marchese aveva dato il cattivo esempio abbattendo un gran tratto delle mura per costruire il suo palazzo). Il dominio dei feudatari cessò nel 1777, senza che risorgessero le antiche strutture comunali. Da allora la storia di Piancastagnaio si confuse con quella della Toscana.

Per le vicende più recenti, si veda l’opera di Antonio Brogi “Tre secoli di storia”

Biblioteca Comunale: “Monumenti ed opere d’arte di Piancastagnaio”, ricerca scuola A. Frank, Maggio 1979 -  “Piancastagnaio e la sua Storia” di A. Brogi

 

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